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Perché il futuro è nella social tv

La televisione tradizionale, via etere, satellite o cavo, ha troppo annunci pubblicitari soprattutto rispetto alle possibilità tecnologiche in mano allo spettatore. Infatti, gli utenti hanno dimostrato di essere pronti a tutto pur di evitare il carico di pubblicità che la televisione vuole somministragli. Se si escludono lo sport e la programmazione di altri eventi in diretta, i consumatori sono sempre più orientati verso un consumo post televisivo, una visione on demand, sia per la libertà di scelta nel palinsesto della propria giornata che anche a causa del carico di spot da vedere e che interrompono la visione.

È rappresentativo di ciò un episodio de I Simpson, il numero 8 della 19esima serie, “Un funerale per un cattivo”,  in cui la famiglia Simpson si compra un videoregistratore digitale, il TiVo, e salta sistematicamente gli spot pubblicitari sino a che Marge colta dal senso di colpa per non far parte più della catena Editore televisivo-inserzionista pubblicitario-spettatore tv  decide di vedere tutte le pubblicità non viste in precedenza. Di fatto, senza la visione degli spot Marge pensa di rubare i contenuti consumati, ma questa è solamente una sit com animata, nella realtà l’individuo singolo non avverte affatto delle problematiche di questo tipo.

In ogni caso, se si vedono i numeri del mercato degli spot tv, notiamo che il volume degli affari gira intorno ai miliardi di dollari a livello globale, ma che inevitabilmente, questo flusso di capitali è destinato a seguire delle modalità d’investimento diverse da quelle attuali. Le possibilità offerte dalle social tv per una rilevazione più accurata del consumo televisivo anche grazie a app come IntoNow, che possono anche quantificare e qualificare in un modo del tutto inedito i consumatori di spot pubblicitari, rappresentano il futuro del settore.

In questo modo, si potrebbe giungere a un rapporto tra gli inserzionisti e i consumatori non più mediato dalla tv e dalla possibilità che l’annuncio pubblicitario non sia visto per nulla. L’interattività porterà alla creazione di un consumatore pubblicitario consapevole e per nulla passivo.

Stiamo per affrontare un momento di svolta, quasi di torsione antropologica, in cui l’industria televisiva, ma forse quella audiovisiva in generale, dovrà ridiscutere le metodologie con cui fare profitto rapportandosi con tutte le nuove pratiche di consumo post televisivo. Le social tv in questo scenario saranno la leva metodologica che darà il via al cambiamento. Il lato tecnologico è ad appannaggio delle Smart tv.

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  1. Francesca
    maggio 4, 2011 alle 7:57 am

    un esempio concreto di questo “futuro” è l’hybrid BLOBbox http://www.blobbox.tv/it/
    il futuro di cui si parla in realtà è già iniziato, è già nei negozi e nelle case degli italiani

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