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Branded Entertainment all’ELEVATE

La pubblicità sotto forma di pre-roll è solamente una delle possibilità di finanziamento e monetizzazione nei video online, forse è quella destinata a fare posto ad altre possibilità d’impatto maggiore come ad esempio il branded entertainment, ovvero  la creazione di web series originali sponsorizzate da marche specifiche. Questa scelta ha sicuramente il pregio di focalizzare bene il suo target, raggiungendo un pubblico specifico. Le grandi marche tra cui Denny’s, Sprite, Ragu, IBM, Hellman’s, Kraft, Lexus, Royal Caribbean, HP, Mitchum, BMW, e molti altri hanno già adottato questa strategia, ma nonostante la crescente popolarità del branded entertainment, esso è ancora un modello relativamente nuovo, con un sacco di incognite.

Per affrontare i problemi e spiegare perché il branded entertainment è un’interessante opportunità, all’ELEVATE: Online Video Advertising Summit il 7 giugno a NYC, vi sarà un panel dal titolo “Branded Entertainment’s Role in the New Marketing Mix,”.

La sessione vedrà la partecipazione di esperti, e dirigenti attivi nel branded entertainment quali:

• Hoffner Giordano – Presidente, Digital Media, Electus

• Ian Schafer – CEO e fondatore di Deep Focus

• Doug Scott – Presidente, OgilvyEntertainment

• Josh Cohen – Co-fondatore, Tubefilter (moderatore)

I relatori approfondiranno temi su come i marchi possono e devono pensare ai progetti di branded entertainment nelle loro strategie di marketing, qual è il ROI di tali progetti, quale ruolo devono svolgere i partner, sia per coinvolgere i talenti, che per arrivare alla grande distribuzione. Sarà l’occasione ideale per mettere in contatto i diversi attori del settore.

Io sono del parere che effettivamente questo sia la strada a cui le imprese audiovisive debbano rivolgere una parte delle loro risorse, anche perché questa è una pratica non del tutto nuova. Il product palcement nelle serie televisive più importanti è una pratica consolidata e che per certi versi, non è per nulla distante al branded entertainment. A memoria, riesco a citare diverse serie che hanno accordi di product placement molto evidenti e che non disturbano per niente gli spettatori. Dexter, ad esempio, è brandizzato Apple per quanto riguarda i personal computer, usa un MacBook Pro a casa e in ufficio, ma per quel che riguarda la telefonia mobile sono chiari gli accordi con Nokia. Nel corso delle varie stagioni, infatti, ha cambiato sempre cellulare, avendo con sé sempre il top della casa finlandese: prima aveva un N97 e ora ha un N8 o N9 (il design è pressoché identico).

Altra serie con accordi con l’Apple è Lie to me, serie in cui ogni computer sia nello studio del Lightman Group che nelle case private è l’ultimo modello di Mac. Inoltre, anche la telefonia è della casa di Cupertino, al punto tale che nel corso della seconda stagione il personaggio di Tim Roth in un episodio usa un iPhone per scattare una foto da mostrare a una cliente, solo che il suo iPhone aveva anche un flash (la scena era di notte). Piccolo particolare che non poteva corrispondere alla realtà, a meno che non avesse un prototipo esclusivo dell’iPhone 4, visto che solo da questo modello il flash è stato integrato nello smartphone della mela.

Per chi pensa che però il product placement è una pratica soft ed una serie televisiva branded entertainment sia impossibile da realizzare, poiché allontanerebbe il pubblico, lo invito a riflettere sulla serie nata nel 1998 Dawson’s Creek. Serie che, come ha mostrato Naomi Klein nel suo famosissimo “NO Logo”, era un catalogo in movimento della marca d’abbigliamento J. Crew. Se questa serie con i suoi ascolti è andata avanti per ben 6 stagioni (nonostante la testa smisuratamente grande del protagonista James Van Der Beek) vuol dire che la scrittura funzionava a prescindere dall’intento promozionale.

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