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Netflix sta progettando di ridare vita alle serie tv cancellate

Finalmente! E ancora una volta: Finalmente! Sembra che siamo arrivati a ragionare con una prospettiva ad ampio raggio, non più basata su una piccola logica di tornaconto immediato.  Infatti, sembra che Netflix, dopo aver ridotto a pezzi Blockbuster, stia progettando di acquisire i diritti delle serie tv che sono state chiuse a causa di bassi ascolti. Di ciò non si ha certezza poiché sono delle semplici suggestione da parte degli addetti ai lavori sulla base di dichiarazioni dei dirigenti Netflix ed alla luce anche di quello che forse sarà un momento chiave del rapporto tra le grandi produzioni e la rete: nel 2012, debutterà come produttore indipendente realizzando l’adattamento del romanzo bestseller House of Cards, diretto da David Fincher e interpretato da Kevin Spacey. Da qui il passò per l’acquisizione di diritti e il prosieguo di serie interrotte e veramente breve.

Non a caso Reed Hastings, CEO di Netflix, lo ha confermato in un’intervista al blogger Peter Kafka ha fatto capire come comunque alla base non vi sia una visone di detenzioni di diritti esclusivi:

«Rientra nei nostri piani. Ad esempio, Friday Night Lights, che su NBC aveva ascolti traballanti, non sarebbe mai arrivato alla sua naturale conclusione, se l’operatore di TV via satellite DirecTV non fosse intervenuto finanziando la stessa NBC per continuare lo show, in cambio di una finestra di prima visione per i suoi abbonati. Vorremmo adottare la stessa politica, allungando la vita ai telefilm più gettonati su Netflix, ma deboli nei ratings, e dunque a rischio chiusura».

Alla base di questa strategia vi sono i ricavi a cui Netflix aspira. Infatti, non vive d’inserzioni pubblicitaria che necessitano un rating minimo per essere appetibili agli occhi degl’investitori.  Netflix “vive” delle sottoscrizioni dei suoi abbonati, ragion per cui, secondo i loro piani basterebbe mettere in catalogo le nuove stagioni di serie cult interrotte per avere nuovi sottoscrittori felici di finanziare in qualche modo la produzione di storie di cui sentivano la mancanza. Questo ragionamento, di fatto, è valido per qualunque serie, pure perché moltissime, e anche nei peggiori casi, hanno raccolto intorno a se diversi milioni di fan in tutto il mondo. Ad esempio, serie come Firefly o Stargate Universe (chiuse nel 2003 e nel 2011) hanno una community di fan coinvolta e fidelizzata interessata ad una possibile sottoscrizione con Netflix, pur di rivedere in onda le proprie saghe preferite. Non a caso, la community degli appassionati di Firefly nel 2005, addirittura in epoca pre-social media, ha convinto la Universal Pictures a riprendere la trama in un lungometraggio cinematografico (Serenity).

Volendo fare un calcolo approssimativo si può tranquillamente sostenere che: Firefly aveva in media 4,5 milioni di spettatori su NBC, quindi se Netflix producendo nuove puntate, intercetterebbe un 10-12% di essi potrebbe avere un introito di 4 milioni al mese, calcolando circa 8 dollari al mese di abbonamento nel pacchetto base per ogni nuovo utente. Se questi neo-iscritti mantengono in “vita” il loro contratto  solo per il periodo di diffusione degli inediti di Firefly (dai 3 ai 6 mesi) Netflix raccoglierebbe tra i 4/12 milioni di dollari, mentre nel caso di sottoscrizioni della durata di un anno interno sarebbero di 48 milioni di dollari. Cifre che da sole giustificherebbero la produzione di nuovi episodi, ma che andrebbero anche sommate con la possibilità di vendita all’estero e i ricavi per i diritti di ritrasmissione sulle locali (che negli States sono enormi).

Chissà, finalmente non avremo più serie senza una fine!

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  1. Colo
    maggio 11, 2011 alle 3:31 pm

    Bisogna sostenere questa iniziativa!!!

    • maggio 11, 2011 alle 8:43 pm

      L’unico modo che abbiamo per sostenerla è sottoscrivere un abbonamento. Solo che come si suol dire, la domanda nasce spontanea: ma come possiamo fare se questi servizi non sono attivi nel nostro paese? Pensa che iTunes ci ha messo anni per mettere in noleggio uno straccio di film in Italia, altri siti come Hulu, Crackle, quasi non ti fanno nemmeno collegare.
      Il perché ancora non lo capisco. Non so se per questioni di diritti, già acquistati, ma non sfruttati o per via di leggi favorevoli ai broadcaster. Una cosa è certa: se fosse per chi comanda, a tutti i livelli, dovremmo guardare solo cose come “Non smettere di sognare” o qualche serie sui Papi o suoi santi.

  2. settembre 30, 2012 alle 9:10 am

    There is definately a lot to learn about this topic.
    I really like all of the points you’ve made.

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